LA MIA TERZA VITA

L'allettante invito mi arriva dall'AD di Ad Concord. È uno di quegli inviti che non si possono declinare per cui vado a dirigere la Summit Italia, un'impresa che organizza convegni. Per me che arrivo dai concerti negli stadi, il tutto mi appare sin troppo semplice. Ma mi impegno a farlo bene. Mi invento ExpoGiovani e organizzo molti appuntamenti per la Cassa di Risparmio di Puglia. Si perché l'Ad mi inserisce in una task force che studia per acquisire l'istituto come cliente. Partecipo a seminari qualificati e le mie competenze si ampliano. Imparo il marketing diretto, la comunicazione. E poi, a ritroso, il marketing. Scopro insomma un nuovo mestiere.

Ma nel 1992 accade un fatto importante. Un nuovo cliente di Ad Concord è il Kursaal Santalucia. L'Ad si rammenta della mia esperienza teatrale e mi assegna l'incarico di seguire il cliente. Alla presentazione, il proprietario mi ascolta con un'attenzione che sembra promettere l'ambito incarico. Al termine però, si alza dalla poltrona, mi raggiunge e, fermo a pochi centimetri dal mio volto, mi rimprovera per avergli sottratto tempo prezioso. E lascia la sala.

Ci rimango male e mi prendo i rimproveri di tutti. E mentre il giorno dopo cerco il modo per rimediare, ricevo la telefonata del cliente che mi convoca nel suo ufficio. Mi precipito, ansioso di rimediare all'accaduto. Lui mi fa attendere un'ora (...) prima di ricevermi e quando lo fa non proferisce parola. Si limita a osservarmi, mi studia, mi imbarazza. Poi esplode in una risata. "Quanto vuole per lavorare per me?" dice al termine. Di fronte alla proposta inattesa rimango interdetto. Ma rifletto sul suo rimbrotto del giorno prima e, seccato per il trattamento ricevuto, sparo una cifra folle, per me stesso inaccoglibile.

Ho lavorato per lui per due splendidi anni. Con lui e con Gigi Proietti.

Avvio una collaborazione che per me è rimasta importante. Quella con Alessandro Iannuzzi.

Nel 1995 è Geppi Deliso a invitarmi a tenere una lezione al D.U. in Marketing e Comunicazione della Facoltà di Economia dell'Università di Bari. Al termine della mia prima lezione, il direttore di Ifoa mi invita a tenerne altre, sempre all'interno del corso di laurea. Comincia così la mia esperienza di docente perennemente impegnato a restituire la dimensione del mercato. Poi, con mio grande dispiacere, nel 2000 l'incarico si esaurisce. Ma nel 2002 è Scienze della Comunicazione, il neo corso di laurea avviato a Bari, a concedermi una nuova opprtunità. E da allora continuo ogni anno a confrontarmi con i 150 studenti del secondo anno.

Nel 2001 ho la fortuna di vivere una splendida esperienza alla corte di Carlo Curci, eccellente direttore creativo di Community. Tre splendidi anni con persone di grande profilo e di spiccata sensibilità.

Sono anni in cui riesco a permettermi il lusso di passare da un'esperienza all'altra. Per cui atterro nel Gruppo Intini di Noci (Ba) con l'incarico di allestire un progetto nel Turismo. Trascorro due anni intensi e a contatto con la natura.

Nel 2006 avverto una profonda crisi di astinenza e approdo alla Tom, un'agenzia di comunicazione in cui prima rivesto il ruolo di responsabile delle relazioni pubbliche e poi, nel 2009, quello di direttore. Anche qui ho la fortuna di conoscere colleghi eccellenti e di vivere esperienze intense. Vinciamo gare e conquistiamo l'incarico di seguire l'UDC in Italia.

Mi nominano Coordinatore regionale della FERPI.

Nel 2010 fondo Segnali di Fumo, una rete informale in cui confluiscono centinaia di donne e uomini del marketing e della comunicazione. Nel 2013 oltretutto la rete diventa associazione.

Ma il 4 novembre 2011 l'esperienza in Tom si conclude. Male, molto male. Arrivati in ufficio, lo troviamo sbarrato e i cancelli chiusi con catene.

Non ho avuto scelta. O perlomeno non me la sono sentita di ripartire da zero. Per cui è nata Moscabianca. Comunicazione di un'altra specie, recita il pay off.

Si forse posso considerarmi di una specie diversa. So di non essere il solo. I miei colleghi sono certo moschebianche e conosco altre persone speciali. Sono quelle che si giocano sempre tutto puntando su se stessi, su quello che sanno fare. Alcuni soltanto sul loro talento.

Beati loro.

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